martedì 3 luglio 2012

Farmaci innocui per gli animali ma tossici per gli esseri umani.




di Dott. Stefano Cagno - Dirigente Medico Ospedaliero Desio e Vimercate (MB) del: 19 aprile 2012



Antivivisezionismo scientifico - parte 1

Cari colleghi, presentiamo qui di seguito un contributo gentilmente offertoci dal Dr. Stefano Cagno, Dirigente Medico Ospedaliero Azienda Ospedaliera di Desio e Vimercate (MB)

.L’elenco di farmaci innocui per gli animali e tossici nella nostra specie è praticamente infinito.
Il caso più famoso, ma molto datato, è quello del Talidomide, un sedativo considerato innocuo nelle donne gravide, che è stato responsabile della nascita nel mondo di oltre 10.000 bambini focomelici, ossia privi in parte o in toto degli arti inferiori e/o superiori. Successive sperimentazioni sugli animali hanno confermato che in tutte le specie e razze il Talidomide non provoca malformazioni congenite nella prole (3). Unica eccezione i conigli bianchi neozelandesi, ma a dosi di decine di volte superiori rispetto a quelle somministrate alle donne gravide. Se fosse sufficiente una grave reazione avversa riscontrata in una delle tante specie e razze di animali sulle quali si sperimenta, non dovremmo più commercializzare alcuna sostanza, la penicillina per prima che uccide le cavie.
Se però veniamo ai giorni nostri, si può ricordare il famoso caso della Cerivastatina, nota con il nome commerciale di Lipobay, un farmaco utilizzato per combattere l'ipercolesterolo e ritirato dal commercio per avere provocato la morte di almeno 52 pazienti. Dato "curioso", in Italia il Lipobay era considerato un salvavita e quindi era mutuabile. 
Il famoso Sildenafil, meglio noto con il nome commerciale di Viagra, un farmaco pubblicizzato su tutti i mezzi di comunicazione di massa per le sue capacità di risolvere i problemi erettili, ha causato la morte di 522 persone negli USA nei soli primi 14 mesi di commercializzazione. Senza contare 517 infarti del miocardio, 199 accidenti cerebrovascolari, 271 sincopi/crisi ipotensive e 161 aritmie (4). 
L'elenco dei singoli esempi può continuare a lungo. Credo sia però più significativo citare due studi epidemiologici che sono stati pubblicati sul Journal of the American Medical Association (Jama), considerata una delle riviste mediche più prestigiose al mondo.
Nel primo lavoro condotto negli USA, già citato in precedenza, i ricercatori hanno valutato la percentuale di farmaci che negli ultimi anni avevano provocato gravi reazione avverse (morte, rischio di morte o invalidità permanente) in persone che li avevano assunti. Il risultato fu il seguente: il 51% dei farmaci che avevano superato brillantemente le prove sugli animali nella nazione tecnologicamente più avanzata, dopo la commercializzazione avevano provocato gravi reazione avverse (1).
Questa ricerca può essere messa in relazione ad un'altra pubblicata sempre su Jama, nella quale si stabiliva che mediamente ogni anno muoiono, sempre negli USA, circa 100.000 persone per reazioni avverse da farmaci, facendo diventare questa la quarta/sesta causa più frequente di morte (5).

Farmaci tossici per gli animali ma innocui per gli esseri umani.
Teoricamente la vivisezione dovrebbe permettere di distinguere le sostanze tossiche da quelle innocue in modo da somministrare in un secondo tempo agli esseri umani solo queste ultime. Tuttavia abbiamo appena visto che moltissime sostanze che avevano superato brillantemente i test sugli animali si sono dimostrate tossiche nella nostra specie.
Ancora più sconcertante è constatare che diverse sostanze tossiche per gli animali sono state comunque commercializzate e somministrate anche agli esseri umani.
Il caso più clamoroso è quello della Penicillina, ossia il primo antibiotico scoperto e utilizzato, dal quale sono derivati tutti gli altri. Per fortuna inizialmente non fu sperimentata sulle cavie perché è in grado di ucciderle. L'Acido Acetilsalicilico, noto con il nome commerciale di Aspirina, risulta teratogeno e quindi in grado di provocare malformazioni congenite praticamente in tutte le specie. Insomma questa sostanza mostra un comportamento diametralmente opposto a quello del già citato Talidomide che invece è innocuo per tutti gli animali, ma teratogeno per gli esseri umani.
Penicillina e Acido Acetilsalicilico sono due sostanze commercializzate per la prima volta moltissimi anni fa e quindi qualcuno potrebbe obiettare che i metodi di ricerca erano differenti o comunque più imprecisi. Tuttavia esistono molti esempi analoghi di sostanze recentemente entrate in commercio. Il Tamoxifene, ad esempio, un antitumorale molto noto, curiosamente causa proprio il cancro nel fegato dei ratti. L’oxarbazepina, un antiepilettico commercializzato per la prima volta in Italia nel 2000, causa un aumento dei tumori epatici nei topi e nei ratti dopo 2 anni di trattamento; tuttavia le persone che sono affette da un’epilessia potrebbero dover assumere la terapia per decenni.
Questi dati dimostrano in maniera inequivocabile che nemmeno i vivisettori credono all’affidabilità delle loro ricerche, perché, se così fosse, nessuna sostanza tossica sugli animali dovrebbe mai essere somministrata in seguito anche agli esseri umani.
 
La teoria delle 3 S
Le argomentazioni antivivisezioniste scientifiche poggiano su quella che definirei la "Teoria delle 3 S", dalle iniziali delle parole specie, stabulazione e sperimentazione.
                                                               SPECIE :
I fautori della vivisezione pretendono di confrontare specie biologicamente differenti. Tutti sanno che basta la modificazione di 1 degli oltre 30.000 geni umani per fare nascere bambini portatori di malattie che possono risultare anche mortali. Nonostante ciò alcuni ricercatori considerano interessanti i dati che ottengono su animali che possiedono centinaia e migliaia di geni differenti e con i quali pertanto non condividiamo anatomia, fisiologia e meccanismi patogenetici. La conseguenza è che ogni evidenza di laboratorio deve essere successivamente confermata sugli esseri umani che, a questo punto, diventano le vere cavie. Un metodo sperimentale scientificamente valido deve, però, essere in grado di fornire risultati validi a priori, non a posteriori. La questione è tanto più grave se la maggioranza delle volte i dati non sono affatto confermati sui nostri simili, basti pensare che il 51% dei farmaci entrati in commercio negli USA hanno manifestato gravi reazioni avverse (1). Per non parlare di quelli che dopo la sperimentazione umana non vengono mai commercializzati o che si sono dimostrati terapeutici negli animali e inutili sui nostri simili. Quanti utilizzano animali sono soliti ricordare quella minoranza di casi in cui il comportamento di una specie (ma non di tutte) si è dimostrato simile a quello umano, omettono invece volutamente tutti gli altri casi (la maggioranza) in cui le profonde e significative differenze hanno provocato gravi danni alla salute. Infine si chiede, giustamente, che i metodi sostitutivi siano validati scientificamente, ossia che venga dimostrata la loro validità, si dimentica però, come , che il modello vivisezione non è mai stato validato e non lo sarà mai, poiché non possiede alcun requisito per esserlo !

                                                               Stabulazione
È un dato scientificamente acquisito da tempo che mente e corpo sono collegati e in grado di influenzarsi a vicenda. Così una situazione psicologicamente negativa è in grado di diminuire l'efficacia del sistema immunitario predisponendoci più facilmente ad ammalarci. La carcerazione è, ad esempio, una situazione ambientale negativa per gli esseri umani. La stabulazione, ossia la permanenza degli animali nei laboratori dove si compiono gli esperimenti, è una situazione molto simile alla carcerazione, con l'aggravante che gli animali non sono in grado di darsi una spiegazione razionale per quanto gli sta accadendo.
Negli stabulari gli animali sono privati della libertà di movimento, dovendo rimanere rinchiusi in piccole gabbie, spesso non possono avere rapporti con altri animali della loro stessa specie, essendo ognuno chiuso da solo in una gabbia. Devono mangiare ciò che vogliono i ricercatori e quando lo vogliono loro, perdendo così l'istinto alla ricerca del cibo. Anche il ritmo sonno-veglia è sotto il controllo dei ricercatori. Gli animali vengono maneggiati per subire iniezioni o qualsiasi altro intervento programmato durante la sperimentazione. Insomma l'animale da laboratorio è sotto il completo controllo dei ricercatori che ne condizionano ogni sua funzione.
Pertanto la stabulazione diventa una condizione che modifica ulteriormente i risultati delle ricerche. Le condizioni in cui vivono gli animali nei laboratori li rendono anche biologicamente differenti dai loro simili e quindi i risultati ottenuti, ad esempio, da un gatto all’interno di un laboratorio, spesso non sono comparabili nemmeno con quelli risultanti da un gatto che vive in libertà.


                                                    Sperimentazione :
L'impostazione sperimentale corrente vuole che ogni ipotesi scientifica, per essere considerata valida, debba essere verificata in laboratorio. Per ottenere questo risultato bisogna cercare di ricreare le stesse condizioni che spontaneamente hanno provocato un certo effetto. Questo non accade quasi mai nei laboratori con animali, dove i ricercatori devono - per ottenere un risultato apparentemente simile - forzare le condizioni naturali e quindi indurre artificialmente quanto negli ammalati avviene spontaneamente. Così, ad esempio, per creare un tumore cutaneo, si sono presi alcuni conigli, gli si è rasato il pelo, gli si è messi in apparecchi di contenzione e spennellati più volte al giorno e per molti giorni con il catrame. Alla fine alcuni conigli hanno manifestato effettivamente un tumore cutaneo, ma il meccanismo attraverso il quale si è formato era completamente differente rispetto a quello che si verifica negli esseri umani: non ho infatti mai conosciuto una persona che aveva sviluppato un tumore cutaneo perché qualcuno l'aveva spennellata per lungo tempo con il catrame!
Questa errata impostazione della ricerca ha provocato storicamente effetti a volte paradossali. Nel 1954 Richard Doll dimostrò, grazie a ricerche epidemiologiche sugli esseri umani, che il fumo di sigaretta predispone ad ammalarsi di cancro ai polmoni (2). Alcuni ricercatori hanno per decenni negato quanto già dimostrato negli esseri umani, perché non riuscivano ad indurre negli animali la stessa reazione. Nonostante, infatti, nei laboratori facessero respirare fumo di sigaretta agli animali, questi non si ammalavano.


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